Quando anche i gatti si mettono a scrivere...
Un racconto a 4 mani

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Nome : Linus
Dicono di lui... : Ma guardatelo! perfetta espressione della felinità: pigro, sonnacchioso, sempre sornione...tanto che alla fine le cose gli vanno pure bene! Tra l'altro è anche un signor scrittore...è un puzzone malefico...ma in fondo gli voglio bene per questo...
...E poi se non ci fosse lui che smanetta con l'html...
Ah, a proposito, lui è quello che scrive in rosso...
...e lui risponde: ---

Nome : MicioNinja
Dicono di lui... : ----
...e lui risponde: ---
Ipse dixit
Dio ha creato il gatto per permettere all'uomo di accarezzare la tigre...
---
L'essenziale è invisibile agli occhi...
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venerdì, 18 novembre 2005,ore 13:05

Mi piace la mia città.
A volte mi fermo, per strada, e annuso le luci notturne, assaporo le risate e le grida degli ubriachi che passano per i vicoli. E mentre il mio respiro si condensa proprio davanti al mio naso, appena spostato verso la narice sinistra, tiro su il finestrino della mia auto e con un gesto distratto indirizzo il mio autista verso casa, nella Uptown, nel lusso...

Bugia. È dura svegliarsi ogni mattina e sapere che dovrai passare tutta la maledetta giornata in equilibrio su due travi d'acciaio, freddo e massiccio, per costruire le case di ferro dell'"uomo bianco". I tempi del teepee sono finiti , e un povero operaio deve poter sognare...

Bugia. Sono io che mi faccio ascoltare, sono io che lascio buona parte dei miei averi nelle tasche dei boss del quartiere per farmi servire quel veleno che il nostro lungimirante governo avrebbe vietato. Io, che da lontano vedo un'auto nera tirare su un finestrino, dividendo l'occupante dal suo vaporoso respiro con il freddo del vetro affumicato.

Bugia. Soffro di vertigini, io. Mai aslire più in alto che in piedi su una sedia, mai. Il cuore salterebbe via passando diretto per la gola, dico io. Camminare con il naso al cielo, dico, e invidiare chi può provare a volare, solo quello posso fare. E spingere la mia bicicletta piena di bottiglie di vetro casa dopo casa, per lasciare il latte a chi può permetterselo. Tutto qui, nient'altro...

Bugia. Si, bugia. Ma un immigrato spesso non può vivere che di bugie, quando è un clandestino e nessuno gli darebbe un soldo bucato. Solo sapersi inventare una nuova vita ogni mattina permette di sopravvivere ancora per un giorno...

Bugia. Un'altra. Sono o no un bravo attore? vivo di questo, ogni sera il teatro straripa di smoking e guanti bianchi, di abiti luccicanti e bocchini d'avorio, e ciglia lunghissime del colore del carbone...
Ogni sera, tutti per me, per vedere il magnifico spettacolo della vita, per vedere il ricco, e il carpentiere, e il lattaio, e l'ubriacone...

Bugia. Tutto falso. Tutti sono lì, ma non per me, non per la mia voce. È il sax, è la cornetta che parla per me. Sono scale, e accordi, e brevi sfuriate armoniche, la mia voce. Io non parlo, è il mio -quale?- strumento che parla per me.

Bugia. Io parlo. Eccome se parlo. Io scrivo. Eccome se scrivo. Dalle mie colonne tutti sentono quello che ha da dire la città, gli strilloni ripetono i miei roboanti titoli. E so tutto dell'attore, del musicista, del gangster...io sono tutto. Parlo ed ascolto. E la verità è quella che esce dalla mia penna.

Bugia. Essere la persona più potente della città libera dalla necessità di nascondersi. Mio è il liquore, mio il respiro dietro quel vetro oscurato, mio il teatro, mio quel trombone -o chitarra, o clarinetto...cos'era?
E pure quegli schifosissimi ubriaconi, e tutta l'altra feccia sono miei
E se non mi credete, poco male. Ma non azzardatevi a pestarmi i piedi, o la vostra scelta sarà soltanto tra un vestitino di piombo o uno di cemento.

Bugia. Niente di tutto questo. Niente. La verità è solo...

Bugia. Ma è come...
Bugia. Forse potrei...
Bugia. Io...
Bugia.
Bugia.
...Io...
No.
...Loro...
No.
...
...
<<Signor Rosewall...signore.>>
<<Ugh...io -bugia!- ...cosa...?>>
<<È l'ora delle pillole, Mr. Rosewall.>>
<<Io...cosa? io non -bugia...falsità...- Ros..Rose...Rosewall...non io...Io...>>
<<Certo, certo, Mr. Rosewall.>> Lei mente!! Rosewall non è il mio nome! Io non sono Rosewall! Io mi chiamo... <<Su, prenda queste, e vedrà che tutto andrà meglio.>>
<<Ma io...>> Rosewall? Potrebbe...lui...io...bugia?

Prendo le sue pillole. Forse io -sonno...- forse tutti loro -bugie...sono solo menzogne...-
Silenzio voi! Adesso parlo soltanto io!
<<Io, Nathan Rosewall, io e soltanto io.>> Esitazione.
Verità? Inganno? <<Io sono...>>

-Bugia?-
MicioNinja
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categoria : 6 - little drop of poison



venerdì, 11 novembre 2005,ore 15:54

Martedì, ore 17.30, Complesso Sanitario St.Helens
Enquiries, InfoNet, edizione straordinaria

Regia> Hmm…Ok, Vale, sei in onda tra tre, due, uno…

Tensione, come sempre prima di una diretta…ormai poteva considerarsi una veterana, ma anche con tutte le dirette che aveva fatto c’era sempre quella breve scarica di adrenalina mista a timore di non essere all’altezza…in fondo, però, era anche per quello che adorava il suo lavoro…mettersi sempre alla prova davanti a milioni di persone, dimostrarsi ogni volta degna del suo lavoro, del suo stipendio…
Sgombrò la mente, strinse il microfono e prese un lungo respiro.

*primo piano*

<<Qui è Valentine Dorsett, in diretta dalla clinica St.Helens per Enquiries. Ci troviamo ai cancelli del complesso sanitario a seguito della decisione del tribunale riguardo al caso Rosewall. Riconosciuta la colpevolezza dell’eminente professore per l’omicidio dei suoi collaboratori, il professor Nikolo Ergashev, la dottoressa Amanda Travis e il professor Charlie Mendoza, Mr. Rosewall dovrà scontare la sua pena come ricoverato nel reparto psichiatrico della clinica, fino alla sua completa guarigione.
Il famoso ricercatore è stato infatti dichiarato colpevole con l’attenuante della infermità mentale permanente, che ha sancito la sospensione della pena detentiva, sostituita dalla terapia psichiatrica.>>

Regia> Preparati, stanno arrivando! Abbiamo pronte già la 2 e la 3 sul posto…al mio segnale stacchiamo sul convoglio

La mente della reporter era pienamente concentrata sulla diretta, adesso. Niente più tensione, niente di niente. Solo perfetta organizzazione, metodica ed efficace professionalità. La stessa professionalità che la aveva portata in pochi mesi a diventare l’inviata di punta del suo programma e dell’intera emittente televisiva, quella professionalità caparbia e assetata di verità che la aveva sempre più avvicinata ai premi giornalistici più prestigiosi…e forse questa sarebbe stata la volta buona, ma almeno per qualche minuto ancora non doveva curarsene.

<<Il caso Rosewall ha sollevato un notevole polverone nella cronaca nazionale, mobilitando l’opinione pubblica e fornendo materiale sempre più abbondante per talk show e tavole rotonde>>

Regia> Eccoli, ci siamo! Stacchiamo sulla 3 tra tre, due, uno…

*panoramica a volo d’uccello sull’ingresso della clinica. Due automobili della polizia penitenziaria scortate da 6 moto entrano nel viale d’accesso*

Si sistemò meglio l’auricolare, che le stava scivolando dall’orecchio, e si avvicinò ai monitor, per vedere lei stessa le immagini.

<<Ecco…stanno arrivando alla clinica proprio adesso. Come potete vedere dalle immagini del nostro elicottero, la polizia è stata costretta ad erigere un cordone di sicurezza proprio davanti all’entrata, a causa della folla di giornalisti, manifestanti pro o contro l’internamento di Rosewall, e semplici curiosi. Per quanto riguarda noi, invece, abbiamo preferito tenerci a qualche decina di metri di distanza, per potervi riferire tutto con più precisione possibile e senza il rischio di essere interrotti. Ma non temete>>, la sua voce si fece suadente e accattivante, così sexy da averle procurato, grazie anche ad un fisico che certamente non passava inosservato, numerose copertine delle riviste patinate, <<anche noi abbiamo una telecamera sul posto>>

Regia> Perfetta scelta di tempo, Vale! Stacco sulla 2 adesso!

*la telecamera, in mezzo alla folla, inquadra la prima automobile, che si è appena fermata davanti alla breve scalinata di accesso alla clinica. Dall’automobile scende un piccolo ometto dall’aria tranquilla e distinta, ammanettato e scortato da 2 agenti di polizia in divisa. Subito dietro e tutto intorno altri agenti assicurano che nessuno possa avvicinarsi al professore. La calca si stringe, e pressa sul cordone di sicurezza, che regge però l’impatto.*

<<Come potete vedere dalle immagini, il professore è ormai arrivato a destinazione. Ricordiamo che Rosewall è stato condannato per l’omicidio di tre dei suoi collaboratori più stretti. Rosewall e la sua equipe lavoravano da tempo nell’osservatorio di sociologia da loro stessi aperto circa 12 anni fa. Durante la loro attività, l’equipe ha prodotto numerose teorie e articoli che si sono guadagnati la pubblicazione nelle riviste scientifiche più prestigiose. Rosewall era considerato un luminare di rilevanza mondiale da praticamente tutti gli ambienti della ricerca, soprattutto dopo la pubblicazione delle sue teorie a proposito di panico sociale e omologazione consensuale delle masse, ma negli ultimi tre anni era sempre più scomparso dalle scene, lavorando con il suo team ad una qualche ipotesi che dal poco che era trapelato era stata definita ‘assolutamente rivoluzionaria e risolutiva’. L’attesa era cresciuta sempre di più, nel corso di questi tre anni, fino all’annuncio di poche settimane fa che il lavoro era praticamente giunto al suo termine. La grande trepidazione si era fatta poi addirittura spasmodica, anche se questa volta molto più accentuata nell’ambiente scandalistico e di cronaca, dopo le critiche dei tre collaboratori vittime poco dopo dell’omicidio, che avevano pubblicamente preso le distanze dalla nuova teoria, dichiarando senza mezzi termini: ‘Rosewall e O’leary sono completamente impazziti…le loro teorie non sono altro che i vaneggiamenti paranoici di due menti sfibrate e ormai non più utili alla ricerca scientifica…né probabilmente ad una qualsiasi altra attività socialmente produttiva’. Le polemiche erano rimbalzate incandescenti da una parte all’altra per qualche giorno, fino a circa tre settimane fa, quando i corpi dei tre ‘dissidenti’ erano stati trovati barbaramente trucidati dentro il laboratorio che avevano aperto subito dopo essersi separati da Rosewall e O’leary.>>

Regia> Preparati a concludere…lo studio richiede la linea. Torniamo sulla 1 tra tre…due…uno…

*la telecamera torna al primo piano della giornalista*

<<Avremo comunque modo di parlarne nell’edizione serale canonica, nella quale avremo ospite il professor Anton O’leary in persona, che ci spiegherà in dettaglio tutta la faccenda, esponendo a grandi linee pubblicamente per la prima volta la nuova teoria. Da Valentine Dorsett, per Enquiries, dalla clinica St. Helens, è tutto. Appuntamento a stasera, sempre su InfoNet.>>

Regia> Ok! Stop! Perfetto...grande servizio Vale!
Valentine> Grazie Mick…ora fammi arrivare l’auto, o non riuscirò a prepararmi in tempo per stasera…
Regia> Certo…sta arrivando. A stasera!

“Grande servizio Valentine! Sei la regina, come sempre!”
“Ehi Todd…vacci piano…”

Risero insieme, finalmente rilassati dopo quella giornata assolutamente spossante…giornata che per lei non era ancora finita…doveva preparare l’intervista e il servizio per la mattina dopo…
“speriamo che quell’invasato non ci crei troppi problemi” pensò tra sé e sé…dal poco che ne sapeva, era perfettamente d’accordo con i tre assassinati…ma ovviamente la cosa non doveva influenzarla, e venne come al solito relegata nell’angolo più remoto della sua mente.
Salì sulla macchina, appena arrivata, e cominciò a stendere la prima ipotetica struttura per l’intervista della sera.
MicioNinja
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categoria : 5 - just a few questions



sabato, 05 novembre 2005,ore 21:53

Dalle tapparelle abbassate filtrava solo qualche raggio di luce riflessa dalla luna, andando a disegnare linee e fantasmi sul soffitto. Faceva caldo, nonostante fosse ormai tardo autunno, quindi spostò la trapuntina rimanendo coperta solo dal lenzuolo. Era una ragazza giovane, sui vent’anni, fidanzata... O almeno lo era stata.
Era da qualche notte che non riusciva a dormire, si rigirava nel letto inquieta, come se aspettasse qualcosa che non arrivava, bramando quel Morfeo tanto cantato, che a lei ormai si concedeva solo alle prime luci dell’alba.
Sul comodino di fianco alla testata del letto era poggiato un flaccone, non si riusciva a leggerne l’etichetta ma lei si ricordava benissimo il suo nome. E il suo  presunto scopo. Era un sonnifero, uno di quelli forti, eppure a lei non faceva effetto, sarà perchè era stata innamorata, sarà perchè forse era ancora innamorata, non lo capiva bene, anche se era stata lei a lasciarlo. Voleva stare con lui ma quando erano da soli, loro due e basta, si sentiva a disagio, fuori posto... Si, aveva deciso che dovevano troncare, era uno di quegli amori in cui lei lo doveva guardare dalla finestra, da lontano, lasciandolo libero di agire e di fare qualsiasi cosa...
“Ah, dannata zanzara... Anche tu adesso ti ci metti?”
Si alzò, accese la luce e prese la prima cosa che le venne sottomano da terra, una delle sue ciabatte.
Era incredibile come le zanzare si mostrassero tenaci in quel periodo, avrebbero dovuto morire, non era più la loro stagione... E invece no, eccole, a punzecchiarla e a farle perdere anche quel poco di riposo che faticosamente riusciva a godersi.
Tornò a letto, lasciando sul muro una piccola macchiolina rossa – avrebbe pulito l’indomani, ora doveva dormire – dove aveva schiacciato la zanzara.
Spenta la lampada tornò il buio, e con quello i ricordi...
Quanto tempo era stata insieme al suo ragazzo? Probabilmente più di quanto si ricordasse ora, così su due piedi avrebbe detto 4, 5 mesi... In fondo era anche stato un buon periodo, soprattutto l’ultimo, quello prima della rottura. Delle belle serate, delle belle chiacchierate, divertenti uscite con gli amici, e tutto quello che ci si può aspettare da una coppietta di giovani, anche se lui aveva qualche anno più di Ann. E delle belle nottate, almeno in quel periodo non aveva il problema dell’insonnia, quello era sicuro.
Adesso invece, erano 5 giorni che non lo sentiva.
Ripensandoci le venne da piangere, teneva ancora le ultime rose che lui le aveva regalato, le aveva fatte essiccare e le teneva appese, a testa in giù, vicino alla porta d’ingresso. Così come non aveva nemmeno tolto la loro foto dal comodino, in piedi con quella bella cornice d’argento, appena dietro il bicchiere e il sonnifero.
La coperta da sola non bastava a tenerle abbastanza caldo, senza contare che era sua abitudine andare a letto solo con una leggera vestaglia che le arrivava a malapena alle ginocchia, con due fili come spalline, scollata... Ma senza di quella, poteva proprio scordarsi di chiudere occhio... Almeno così, la speranza la manteneva.
Si tirò su di nuovo la trapuntina, e si ricordò che in quei casi, quando aveva freddo, andava istintivamente a cercare il corpo del suo amato, che l’avrebbe abbracciata, scaldandola e facendola sentire protetta...
Si disse che era proprio vero, quando si pensa ad una cosa si sceglie la soluzione migliore, che si rivelerà invece la peggiore già dal giorno seguente. Si era pentita di averlo lasciato...
Chiuse gli occhi e cercò invano il suo corpo, più con la mente che non fisicamente, e lasciò che una lacrima le solcò una guancia, andando a depositarsi quindi sul cuscino.
<<Chissà cosa stai facendo ora... Amore... Sai mi sono pentita di averti detto che tra noi era finita... Lo so sono stata una stupida... Voglio tornare ad essere la tua Ann...>>
Si rigirò, nel letto, e si mise in un angolino, in posizione fetale, con la schiena appoggiata al muro. Le lacrime continuavano a scendere, lentamente.
<<Ti amo... Amore mio... Matt...>>
E finalmente si addormentò.

.Linus.
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categoria : 4 - love



mercoledì, 02 novembre 2005,ore 19:36

<<... e così l’ho fatto, capisci, l’ho ucciso, con il mio bisturi, con le mie direttive, con le mie mani, non posso fare a meno di sentirle pesanti per il suo sangue, non riesco a lavarlo via... Tranquillo gli infermieri non si sono accorti di nulla è stato tutto registrato come un semplice decesso in sala opertoria dovuto ai traumi pre-operazione, con tutte le pallottole e le botte che gli hai rifilato... Mio Dio l’avevi conciato proprio bene... Tutta questa messinscena per uno stupido poliziotto... Doveva proprio impicciarsi di quello che è successo in quel vicolo? Meno male che non ti ha beccato... Intanto il fardello è passato a me...>>
L’aria nella stanza era fredda, ma il chirurgo non smetteva di sudare. Era solito asciugarsi la fronte tamponandola con un fazzoletto – una deformazione professionale, dopo tanti anni di carriera – così come stava facendo ora, seduto di fronte ad una figura massiccia, che finora aveva solo ascoltato, annuendo, le sue farneticazioni.
<<Dio solo sa quanto avrei voluto evitarlo... Lo sentivo agitarsi, sentivo il suo cuore battere, anche se debolmente, sono stato io a togliergli la vita, l’ho presa con le stesse mani che ne hanno salvate molte altre, ma questa volta no, no...>>
Chiuse gli occhi, appoggiandola sulle mani, e i gomiti sulle ginocchia.
<<Sai mentre lo facevo ero calmissimo... Non sono mai stati così lucido durante un’operazione come lo sono stato ieri, non so nemmeno come si chiamasse quell’uomo, non mi importava, l’importante era fare il mio lavoro al meglio, l’importante era non farmi scoprire, eppure ora sento il peso di quello che ho fatto, non avevo mai preso delle scelte così importanti... Non avevo mai preso scelte nella mia vita sai? Era sempre tutto deciso dai miei genitori, dai miei insegnanti, da mia moglie, dagli altri... Perchè ho iniziato a scegliere proprio ora? Stavo così bene prima, senza che io dovessi sentirmi responsabile di nulla... Anche quando qualcuno mi moriva sotto i ferri – e ti posso assicurare che sono stati davvero pochi, non per nulla mi sono formato una certa fama – anche quando perdevo un paziente tutti davano la colpa a qualche infermiere, a qualche casualità esterna, alle volte alle condizioni critiche dei pazienti che dovevo operare d’urgenza... Anche stavolta è stato così sai? Però ora non riesco a sorridere e ad andare avanti come prima, nessuno mi sta dando la colpa, nessuno mi ha puntato il dito contro, ma mi sento colpevole mi sento un peso dentro... Perchè mi sento così? Solo perchè ho iniziato a scegliere?>>
Iniziò a singhiozzare,  le lacrime gli scesero calde giù per l’avambraccio, fino a bagnargli le maniche della camicia, piegate al gomito. Di fianco a lui, sulla scrivania, c’erano un bicchierino quasi del tutto vuoto, e una bottiglia di liquore aperta. L’odore si stava velocemente spargendo nella stanza.
<<A volte sai mi chiedo perchè hai scelto proprio me... Potevi chiederlo a chiunque altro, eppure hai scelto me... Forse sapevi che l’avrei fatto, non lo so, ma mi sento male all’idea di aver fatto tutto questo... Anche se prima mi pareva così semplice... E quel che è peggio è che lo è stato davvero!>>
L’uomo davanti a lui si alzò, e con passo pesante arrivò fino alla scrivania, prese la bottiglia di liquore – urtando il bicchiere, che cadde riempiendo di vetri la moquette – e ne prese una lunga sorsata, direttamente dalla bottiglia.
Quindi prese una busta dalla tasca della giacca, la poggiò sulla scrivania, insieme alla bottiglia, e parlò per la prima volta da quando era entrato in quella stanza.
<<Il tuo compenso>>
La sua voce profonda fece quasi paura al medico, che ancora singhiozzava seduto lì di fianco.
<<Perchè hai scelto proprio me? Dimmelo ti prego... Non resisto a sentirmi ancora così! Mi... Mi sento male... Non... Non volevo... Non dovevo iniziare a scegliere, non dovevo scegliere, lo sapevo, l’ho sempre saputo, per questo non l’ho mai fatto... Non dovevo scegliere di accettare...>>
L’uomo si allontanò dalla scrivania, e arrivato alla porta si fermò.
<<Sono io che ti ho comprato. Tu non hai scelto. Hai fatto tutto per soldi. Sono i soldi che hanno deciso cosa avresti fatto. Si, per te è stato tutto per i soldi.>>
Quindi uscì, richiudendosi la porta alle spalle. Il chirurgo era rimasto solo, ma ora sorrideva. Le lacrime continuavano a scendere, ma lui riuscì a mormorare un grazie, amaro come quelle gocce che gli solcavano le guance.

.Linus.
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categoria : 3 - money



domenica, 30 ottobre 2005,ore 20:40

Gli occhi gli bruciavano per la luce. Poteva sentire solo due cose distintamente: il dolore pervadergli tutto il corpo, e il freddo acciaio, che lo sosteneva, sotto la schiena. Tutt'intorno a lui delle voci indistinte, frenetiche, macchie bianche, di un bianco che feriva, turbinavano confondendosi le une nelle altre.
Poi, ancora il buio.

<<Fermati. Zitto, non urlare, non dire niente, ho una pistola puntata alla tua nuca, bastardo, la senti? Aspetta solo di poterti sputare contro un po del piombo che ha in pancia, ma non qui, quindi stai zitto e per ora vivrai. Niente mosse affrettate, portati verso quel vicolo, quello laggiù. Vai, vai!>>
La voce cavernosa alle sue spalle non avrebbe accettato repliche, era anche fin troppo chiaro, e farla irritare non era una cosa saggia, si disse Matt. Si diresse verso il vicolo, in cui le fioche luci dei lampioni della strada non penetravano. La notte era già buia a causa delle tante nuvole in cielo, che non lasciavano trasparire la luna, ma in quel vicolo l'oscurità era quasi tangibile, sembrando in un qualche modo innaturale.
Appena Matt fece il suo terzo passo nel vicolo, l'uomo dietro di lui lo colpì - con il calcio della pistola - alla base del collo. 

<<Presto, fate presto! C'è bisogno di una trasfusione! Sta rischiando grosso! Gruppo 0-! Fate PRESTO!>>
La barella continuava a sfrecciare per il corridoio, apparentemente infinito, facendo sfilare miriadi di macchie - probabilmente degli inservienti dell'ospedale, pensò Matt, ma non poteva assolutamente esserne sicuro - al suo fianco. Il dolore agli occhi non diminuiva, la luce era sempre dannatamente troppo forte, la sua testa pulsava come non aveva mai pulsato prima, le sue viscere erano come in fiamme... Avrebbe voluto stringersi la pancia, gridare dal dolore, scappare da tutto questo, ma non riusciva a muovere nemmeno un dito.

Cadde in ginocchio, stordito, un'esplosione di rosso dolore gli pervase la mente, facendogli per un momento dimenticare dove e in che situazione si trovava. A riportarlo alla realtà fu un violento calcio nello stomaco, che gli fece mancare l'aria per quasi un minuto buono. Stava accadendo tutto troppo in fretta perchè lui si rendesse davvero conto di cosa stava succedendo... Aveva pensato ad una rapina, in quella zona gli era già capitato altre volte, ma non con quelle modalità. Ora, tutto quello che poteva sentire era la fredda canna della pistola premuta fermamente sotto il mento, e la voce dell'uomo che lo aveva condotto nel vicolo.
<<Allora bastardo che hai? Già ti senti mancare? Ah no, proprio no, non ci sperare... Non ti lascerò svenire così...>>
La sua faccia era coperta da una calzamaglia nera, in modo che Matt non potè vedere in volto il suo aggressore.
<<Prima mi voglio divertire un po!>>
<<Ne... Nella tasca... Prendi... Tutti i sol-->>
La sua voce roca fu interrotta, oltre che da vari rantoli di tosse, da un forte pugno sulla guancia.
<<Zitto, cane!>>
Sputò sangue, probabilmente si era tagliato l'interno della guancia contro i denti... E gli si era spaccato il labbro inferiore.
Solo ora oltre al dolore Matt iniziò a sentire davvero la paura, una paura folle della morte e di tutto ciò che quell'uomo, con il volto nascosto e con quella voce profonda, spaventosa, rappresentava per lui. Non era ancora pronto alla fine.

Le figure intorno a lui iniziarono a diventare più nitide, le voci a penetrare il sordo strato di dolore che prima gli faceva percepire il mondo in torno a lui come una cosa lontana, aliena. Iniziò a dare un volto ai camici che si stavano occupando di tamponare le numerose perdite di sangue dall’addome, dalla testa, dalla coscia destra.
<<In sala operatoria! Portatelo in sala e chiamate il chirurgo! Dobbiamo estrarre le pallottole!>>
Insieme alla consapevolezza del mondo intorno a lui, Matt sentì sempre più forte anche il dolore, come se un animale gli stesse divorando lentamente le viscere, morso dopo morso.
Iniziò ad agitarsi, la paura aveva ripreso il sopravvento, rischiò di cadere dalla barella, strappandosi anche l’ago della trasfusione...
<<Vaffanculo stai fermo! Dell’anestetico! PORTATEMI UNA CAZZO DI SIRINGA CON DELL’ANESTETICO!>>

 
<<Bastardo allora, come ci si sente braccati in questo modo? Impotenti? Eh, bastardo?>>
Una pallottola gli perforò la coscia, rubandogli un urlo, soffocato dalla mano del suo aggressore.
Un’altra pallottola scavò la sua strada tra le viscere, riversando un fiotto di sangue sul cemento sporco di quel vicolo maledetto.
Matt stava già svenendo per il dolore quando l’uomo davanti a lui lo colpì ripetutamente, con il calcio della pistola, a volte sulla scapola, a volte sullo sterno, a volte sulla mandibola...

<<Allora arriva questo anestetico?!>>
Matt poteva ormai sopportare la luce del corridoio dell’ospedale. Vide un’infermiera arrivare portando la siringa, e <<Tenetelo fermo dannazione, tenelo fermo!>> sentì le mani degli infermieri far presa sulle poche parti del suo corpo ancora sane, in modo da immobilizzarlo.

<<Ne hai abbastanza figlio di puttana?>>
Gli puntò la pistola appena sotto la spalla sinistra. Matt non poteva vederlo, non più, ormai l’oscurità di quel vicolo gli era penetrata nella mente. Sentiva solo il dolore provocato dalla canna della pistola, che premeva forte sulle costole. Sentì l’uomo ridere, di una risata malvagia. 

L’ago della siringa gli bucò il braccio, e l’anestetico penetrò nella vena mischiandosi al sangue come fuoco liquido. Tentò di urlare, sprofondando nuovamente nell’abbraccio del nulla.

La risata dell’uomo, quella risata che faceva male, fu l’ultima cosa che sentì prima di chiudere definitivamente gli occhi a quella scena che stava vivendo di prima persona.
La risata, ed un click – il grilletto della pistola che caricava – così freddo da raggelarlo nel suo io più intimo.

.Linus.
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categoria : 2 - blood



mercoledì, 26 ottobre 2005,ore 17:44

Si svegliò fradicio di sudore, alzandosi di scatto a sedere sul letto, le dita contratte che quasi strappavano il lenzuolo bianco che lo copriva, gli occhi sbarrati, il respiro rumoroso ed irregolare, e un sottile filo di bava all'angolo della bocca.
"Mi hanno trovato..."
La frase cominciò a rimbombargli nel cranio, sempre più forte, rimbalzando su ogni neurone come una mazza da baseball. Lo avevano trovato...di nuovo! iImpossibile, si disse. Aveva preso tutte le precauzioni del caso, si era lasciato dietro terra bruciata, non un indizio, non un piccolo dettaglio che potesse condurli alla sua nuova identità e al suo nuovo rifugio...niente! nemmeno una carta magnetica, o dei tabulati telefonici, o un foglietto spiegazzato con qualche numero scarabocchiato sopra...niente di tutto ciò. Era stato attentissimo, scrupoloso, maniacale.
Era stato perfetto.
Ma non era bastato. Sfortuna? forse. O forse loro erano dannatamente più scaltri di lui. Forse essere perfetti non bastava.
E infatti non era bastato.

"Impossibile...impossibile...impossibile..." si abbracciò le ginocchia, il sudore che all'improvviso era diventato gelido e gli appiccicava la maglietta alle spalle e alla schiena, e continuò a cantilenare così, annullato dal terrore.
<<Impossibile...impossibile...impossibile...impossibile...>>
Poi, come un fulmine in una notte di pece, un'esplosione di adrenalina: "Non possono avermi trovato!"
Si alzò di scatto, scalciando le coperte in fondo alla piccola stanzetta spoglia, e balzò fuori dal letto, aprendo con gesto febbrile il piccolo armadio di metallo e tirando sul materasso tutto quello che si trovava dentro, fino a pochi istanti prima accuratamente piegato.

"Devo andarmene...devo andarmene!" Prese una borsa, ci ficcò i vestiti alla rinfusa e poi, a piedi nudi, uscì rapidamente nel corridoio.

"Non possono avermi trovato...era stato tutto così perfetto...nessuno può aver fatto la spia, niente può essermi sfuggito...come possono essere già qui? come possono essere davvero qui? impossibile! I miei calcoli erano tutti esatti, e quelli là non potevano tracciarmi...non ne hanno le capacità...non ne hanno il potere! E poi...sono stanco..." rallentò il passo, girando l'angolo "stanco...no! non posso fermarmi...non adesso! non adesso che ci sono così vicino..."

Cominciò a correre, senza incontrare nessuno per quei corridoi labirintici...e si perse. "No! conosco a memoria questo posto, conosco ogni piccola svolta, ho imparato a memoria ogni imperfezione delle pareti...questo corridoio non c'era prima! Sono loro...sono loro! mi hanno trovato...e ora mi stanno imprigionando...non devono prendermi!" Aumentò l'andatura, fino a sentire il cuore che gli urlava nelle tempie, e i polmoni che prendevano fuoco, e le ginocchia che scricchiolavano...ma non poteva, non voleva fermarsi.
<<Ehi!>> una voce, dietro di lui
"oh no...eccoli! Mi hanno trovato!"
<<Fermatelo!>>
Con le ultime energie rimaste, fece un ultimo scatto verso la porta che gli si parava davanti. Cinque metri...due metri...
<<Ma cosa diav...eccolo!>> La sua corsa si infranse contro due divise azzurro sbiadito, dietro alle quali erano ben salde spalle larghe e visi impassibili.
<<Signor Rosewall...cosa ci fa in giro a quest'ora della notte? lo sa che non è permesso fare jogging nei corridoi dell'ospedale...e poi con quella borsa...dove credeva di andare? Aveva forse in programma un picnic? In radiologia poi?>>
Quella voce, sottile e tagliente...Kriener, il responsabile della sicurezza.
<<No, voi non capite...io non posso...loro sono...mi hanno trovato...loro...>>
<<Certo, certo, Mr. Rosewall...non si preoccupi>> Il viso pallido e affilato del vigilante si contrasse in una smorfia che doveva sembrare un sorriso rassicurante, ma che a tutti gli effetti appariva più come un travaso di bile <<Torni nella sua camera. Ci siamo qua noi a proteggerla.>>
<<Ma voi non potete proteggermi! è tutto troppo grande per voi! Ci sono troppi giochi di potere, troppe fazioni coinvolte...non avete idea di quello che sta succedendo!>>
<<Ora si calmi, Mr. Rosewall. Le assicuro che ci prenderemo cura di lei.>>
"Ancora quel sorriso...così falso, così...così..."
<<Anche tu sei dei loro eh? Non è vero? Sei in combutta con quei bastardi...sei uno di quei fottutissimi bastardi anche tu! Anche tu sei qui per farmi la pelle! Maledetto!>>
<<Le assicuro, Mr. Rosewall, che non ho idea di cosa stia parlando.>> Kriener si accarezzò il curatissimo pizzetto a punta, con aria annoiata <<Tutto ciò che mi preme è che lei sia nella sua camera, sano e salvo. Nient'altro.>> Si rivolse poi ai due gorilla. <<Riportatelo nella sua camera. E assicuratevi che i medici si prendano cura di lui. O che almeno si decidano a usare tutti quei sedativi che hanno in magazzino...>>

Lo presero per le braccia, e lo trascinarono, ormai inerme e senza più alcuna volontà di opporsi, nella sua piccola stanzetta spoglia.
MicioNinja
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